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Robotica collaborativa e sicurezza uomo-robot

Robotica collaborativa e sicurezza uomo-robot

Robotica collaborativa: tecnologia al servizio delle persone

L’evoluzione degli ambienti produttivi sta portando le aziende verso fabbriche sempre più automatizzate, in cui robot, macchine e sistemi intelligenti contribuiscono a rendere i processi più efficienti, flessibili e continui.

Questa trasformazione, però, non riguarda solo l’incremento della produttività: cambia anche il modo in cui le persone interagiscono con gli impianti, accedono alle aree di lavoro, condividono spazi operativi con i robot e partecipano ai processi automatizzati.

È qui che il concetto di Industry 5.0 diventa rilevante. Dopo una fase fortemente orientata alla digitalizzazione e all’automazione, l’industria si muove verso un modello in cui la tecnologia non è pensata per sostituire il contributo umano, ma per integrarlo e valorizzarlo.

Progettare applicazioni collaborative significa quindi considerare insieme sicurezza, produttività e modalità reali di interazione tra uomo e macchina.

Sicurezza delle applicazioni collaborative: dalla norma all’integrazione

Il quadro normativo

La diffusione della robotica collaborativa porta operatori, robot, utensili e materiali movimentati a condividere spazi e fasi dello stesso processo. In questo contesto, scegliere un robot collaborativo o un robot dotato di specifiche funzioni di sicurezza non è sufficiente, da solo, a rendere sicura l’applicazione. La sicurezza deve essere progettata, valutata e verificata considerando il sistema nel suo insieme. La serie UNI EN ISO 10218:2025 aiuta a chiarire questo punto.

La UNI EN ISO 10218-1:2025 introduce un principio fondamentale: il robot industriale deve essere considerato come una macchina incompleta. Il robot dispone di proprie funzioni, limiti e requisiti di sicurezza, ma le condizioni di sicurezza della sua operatività si definiscono pienamente solo quando viene integrato in una specifica applicazione produttiva.

La UNI EN ISO 10218-2:2025 porta questo concetto sul piano dell’integrazione. La sicurezza di una cella robotica non dipende solo dalla qualità dei singoli componenti, ma dalla coerenza con cui robot, utensili, protezioni, logiche di controllo e modalità operative vengono scelti, integrati, verificati e documentati.

Il percorso per costruire la conformità dell’applicazione collaborativa

Se il robot rappresenta il punto di partenza, è l’applicazione nel suo insieme a dover essere progettata per operare in sicurezza. Costruire la conformità di una cella robotizzata collaborativa richiede quindi un percorso strutturato, che parte dalla scelta del robot e arriva alla validazione dell’intero sistema.

Il primo passo è selezionare un robot con funzioni e caratteristiche adeguate all’applicazione prevista, facendo riferimento ai requisiti della UNI EN ISO 10218-1:2025.

Il robot deve poi essere integrato nella cella secondo la UNI EN ISO 10218-2:2025, considerando fin dall’inizio attrezzature, end-effector, layout, accessi, spazi operativi e modalità di utilizzo.

La valutazione del rischio, secondo la UNI EN ISO 12100, non riguarda solo il robot. Deve prendere in esame l’intera applicazione: robot, end-effector, pezzo movimentato, programma, attrezzature, layout, accessi, modalità operative, manutenzione, possibili interventi manuali e interazione con altre macchine. La norma definisce i principi per identificare i pericoli, stimare e valutare i rischi e individuare le misure necessarie per ridurli.

Dalla valutazione del rischio derivano le funzioni di sicurezza necessarie per l’applicazione. Per ciascuna funzione occorre definire il livello richiesto, ad esempio in termini di PLr o SIL, scegliere dispositivi e logiche coerenti, integrare correttamente gli aspetti elettrici, meccanici e software e verificare il comportamento reale della cella. La validazione serve proprio a confermare che le misure adottate rispondano ai requisiti definiti e che il sistema si comporti come previsto nelle condizioni operative considerate.

L’intero percorso deve essere documentato: valutazione del rischio, scelte progettuali, calcoli, verifiche, validazione, istruzioni per l’uso, manutenzione e informazioni necessarie all’utilizzatore.

La sicurezza dell’applicazione non si esaurisce quindi nella scelta di componenti conformi o performanti. Dipende dalla coerenza con cui ogni elemento viene selezionato, integrato, verificato e reso comprensibile a chi utilizzerà e manterrà la cella.

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Chi è responsabile della conformità?

La responsabilità della conformità non ricade automaticamente sul produttore del robot o del singolo dispositivo di sicurezza. Responsabile dell’applicazione o della cella è chi assume il ruolo di fabbricante dell’insieme: il soggetto che progetta e/o realizza il sistema, ne determina l’assetto finale e lo immette sul mercato o lo mette in servizio come insieme funzionante.

Spesso questo ruolo è svolto dal system integrator, ma non sempre. Può essere il costruttore della macchina, un contractor o lo stesso utilizzatore finale quando realizza l’insieme per uso proprio. Ciò che conta non è la denominazione del soggetto coinvolto, ma il ruolo effettivamente assunto nella progettazione, nell’integrazione e nella messa in servizio dell’applicazione.

La definizione europea di fabbricante include il soggetto che progetta e/o fabbrica una macchina o una quasi-macchina e la immette sul mercato o la mette in servizio, anche per uso proprio.

La sicurezza come fattore abilitante della robotica collaborativa

Affrontare questi aspetti fin dalle prime fasi del progetto consente di integrare la sicurezza in modo coerente con il processo produttivo, gli spazi di lavoro e le esigenze dell’utilizzatore finale.

Per chi progetta o integra una cella robotizzata, questo significa poter dialogare con maggiore autorevolezza con l’end user, motivare le scelte tecniche e rendere più chiari i limiti, le modalità d’uso e le condizioni necessarie per l’interazione uomo-robot.

La sicurezza non è quindi solo un obbligo normativo. È un fattore abilitante per progettare applicazioni collaborative più affidabili, comprensibili e adatte alle reali condizioni operative.

In base al tipo di interazione da gestire — area fissa, zona dinamica o possibile contatto con superfici in movimento — possono essere adottate soluzioni di sicurezza diverse. LAS propone tecnologie progettate per rispondere a queste esigenze nelle applicazioni di robotica collaborativa.

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